"600 grammi di umanita'": il percorso dei piccoli guerrieri nella Tin

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Il volume “600 grammi di Umanità” – che riprende il nome del progetto finanziato dalla Regione Campania - è il report di quanto svolto nella Tin (Terapia Intensiva Neonatale) dell’Azienda Ospedaliero Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. I numeri danno sicuramente l’idea dell’attività che vi si svolge sotto la direzione della dottoressa Maria Corbo, ma è ancor di più eloquente visitarla. Attualmente, il guerriero della Tin si chiama Giovanni, giunto a pesare fino a 560 grammi. Un batuffolo che fa parte dei 200 prematuri dimessi dei complessivi 1985 parti annui; di questi, 650 sono in Neonatologia. Numeri importanti, che parlano e che si incastrano nel più ampio percorso materno-infantile, diretto dal dottor Ennio Clemente, che comprende anche la tanto apprezzata rooming in.
Il volume “600 grammi di umanità", curato dal Direttore Medico di Presidio dell’AOU Ruggi, Angelo Gerbasio e con la segreteria scientifica ad opera delle dottoresse Maisto e Frammartino, ripercorre la nascita della Tin, il percorso di umanizzazione, le attivita’.

La storia. Nel 2016 l’Azienda intraprende un percorso di umanizzazione delle cure finalizzato al miglioramento professionale ed umano. Il punto è stata la Terapia Intensiva Neonatale: un’area ad alta intensità terapeutica per pazienti ad elevata criticità; ed è proprio qui che l’attenzione e la concentrazione delle cure spesso determina una minore attenzione al rapporto “umanizzato” paziente-persona.
Destinatari del progetto “600 grammi di Umanità” sono stati i bambini ed i genitori.
Analizzando i bisogni individuati, attraverso interventi formativi, cambiamenti organizzativi e percorsi di sostegno alla coppia genitoriale all’interno del reparto, si è cercato di aumentare il grado di soddisfazione degli utenti rispetto ai servizi assistenziali ricevuti e di ridurre il disagio e la paura vissuta dai genitori che vivono l’esperienza della nascita prematura del proprio figlio.
Da sempre è grande l’ansia dei genitori quando per la prima volta incontrano il loro piccolo, ancora di più, però, quando questi non pesa più di 600 g e si trova all’interno di un’incubatrice.
Per questo appare ancora più difficile il contesto “umanizzazione” nelle TIN, dove è necessario, soprattutto nella prematurità, comprendere che fa parte integrante delle cure il legame materno e che paziente non è solo il piccolo nato ma diventa paziente anche la famiglia che lo circonda.